La mia esperienza in azienda è stata purtroppo estremamente deludente. Il clima lavorativo è fortemente tossico, alimentato da dinamiche interne basate su manipolazioni, favoritismi e continue lotte per evitare scarichi di responsabilità. Si lavora costantemente sotto pressione, non per raggiungere obiettivi comuni, ma per sopravvivere in un sistema dove la trasparenza e il supporto reciproco sono inesistenti.
I manager, nella maggior parte dei casi, si sono rivelati incapaci di gestire i team in modo costruttivo. Manca leadership, visione strategica e soprattutto empatia. Le decisioni vengono spesso prese senza criterio e con totale disconnessione dalla realtà operativa quotidiana.
Lo stipendio non è assolutamente commisurato allo stress e alla qualità della vita che l’ambiente impone. Il tanto proclamato “work-life balance” è poco più che uno slogan pubblicitario: nella pratica, ci si aspetta una disponibilità costante, con orari flessibili solo a senso unico.
Uno degli ultimi colpi bassi è stato il progressivo smantellamento delle politiche di flexible working, che rappresentavano ormai uno dei pochi motivi validi per scegliere questa realtà. Una mossa che ha ulteriormente demotivato chi, nonostante tutto, cercava di trovare un minimo di equilibrio tra vita professionale e personale.
Nel complesso, si tratta di un ambiente da evitare se si cerca crescita, benessere e un minimo di dignità professionale.